Istituto Istruzione Superiore "G. Perlasca"

Il campus della Valle Sabbia

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La Resistenza: Pertica Bassa tra Storia e Valori.

 

Dopo essere stati divisi in gruppi ci è stata data la possibilità di osservare in modo autonomo i dipinti, i documenti e gli oggetti presenti nel museo, alla ricerca di informazioni relative alla partecipazione ed al ruolo che la popolazione valsabbina ebbe durante questo delicato periodo storico. Nell’esperienza siamo stati guidati da alcuni “indizi” forniti da una collaboratrice del museo; si trattava di buste con alcuni “messaggi” che ci hanno permesso di ricostruire, anche cronologicamente, gli avvenimenti locali e le storie dei protagonisti legati ad un lasso di tempo che va dall’annuncio dell’armistizio (8 settembre 1943) al momento della liberazione (simbolicamente, il 25 aprile 1945). Alla fine del percorso, ciascun gruppo ha esposto quanto realizzato aiutato da un questionario fornito dal museo.

Tra i fatti ed i personaggi che il museo ci ha permesso di scoprire è doveroso citare la “Brigata Perlasca”, formazione partigiana che prese il nome dal suo fondatore, Giacomo Perlasca, appartenente all’organizzazione delle Fiamme Verdi; importante ricordare anche i numerosi rastrellamenti avvenuti sui nostri territori che portarono alla morte molti giovani partigiani. In svariati casi, infatti, molti di loro vennero accerchiati, rinchiusi in baite a cui veniva dato fuoco oppure fucilati. Non da meno furono le torture inflitte ai loro corpi, già sofferenti per le precarie condizioni di vita legate alla guerra. Purtroppo, le sevizie non risparmiarono le donne che ebbero ruoli di rilievo durante la Resistenza, fungendo per esempio da staffette. Si tratta di figure assai preziose per le formazioni partigiane, in quanto permettevano scambi di materiale, denaro o informazioni, consentendo i pur difficili contatti e la comunicazione tra gruppi resistenziali anche di città diverse (per esempio Brescia e Bergamo).

Il rastrellamento più tragicamente famoso fu quello avvenuto sulla Corna Blacca; si tratta di un monte che domina i paesi della Pertica Bassa e Alta, di circa 2000 mt, attraverso il quale i partigiani potevano controllare la situazione circostante, vista la posizione strategica e l’elevata altezza. Questa preziosa fortezza naturale divenne però una trappola mortale per i numerosi uomini rifugiatisi lì, allo scopo di organizzare azioni di sabotaggi a danno dei nemici o, anche solamente, per organizzare spostamenti e fughe di disertori ricercati o prigionieri sfuggiti ai nazi – fascisti. Queste e tante altre storie legano il museo della Resistenza di Pertica Bassa ai fatti accaduti nella nostra valle, eventi che spesso passano in sordina, senza essere adeguatamente ricordati. Quest'esperienza ci ha invece fatto capire quanto sia necessario non dimenticare il nostro grande passato locale. Noi ragazzi di oggi, infatti, molte volte trascuriamo importanti valori, come la solidarietà, la democrazia, la condivisione, l’altruismo e l’uguaglianza; se allora qualcuno non li avesse coltivati e difesi anche per noi, la nostra esistenza così come la viviamo oggi non sarebbe stata possibile. Visitando il museo risulta subito chiara l’interdipendenza che ci fu tra la vita delle famiglie valsabbine e coloro che misero a repentaglio la propria vita a sostegno della libertà e della democrazia. Anche nel piccolo della nostra valle, quindi, la resistenza è stata un grande fenomeno collettivo, vissuto da gente tanto umile quanto forte e decisa a non barattare con nulla i propri valori. Al di là dell’attività didattica perciò, quest'esperienza ci ha fornito un’occasione per riflettere: le nuove generazioni devono trovare il coraggio di portare avanti un valore da sempre radicato tra la gente che abita le nostre montagne: la solidarietà.

 

 

Mattia Venturini

Marta Andreoli

Classe Vª A.F.M.

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