Istituto Istruzione Superiore "G. Perlasca"

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Per aprire un po'...l'anima

 

Il mio Dio. “Quando ero bambino la mia babysitter era una grande donna di colore che amavo di un amore fuori dal normale. Quandopenso a Dio penso a lei” (Michael Cunningham, scrittore statunitense). Immagina di scrivere un “discorso serio” che qualche volta hai fatto, o avresti avuto voglia di fare, con un tuo amico (o amica) a proposito del tuo modo di vivere la religione, la fede, sull'importanza che essa ha avuto per te, sui valori che ti ha trasmesso: chi è Dio per te?

Mi ricordo quando la nonna Lucia era viva.

 Mi manca.

 Parlavamo molto insieme, cosa che lei non desiderava fare con la mamma e con gli altri, con il papà parlava poco perchè lavorava, con lui parlava solo di come era andata la giornata. Con la mamma litigava solo per colpa della mentalità diversa.

Con me invece parlava di quando lei era giovane come me, della guerra, non c'era tanta speranza, le bombe in città cadevano, i bambini con i genitori scappavano andando ad abitare sulle montagne.

 Cosa rimaneva allora?

 Pregare, ogni perla della collana con la croce rappresentava una preghiera, lei ripeteva sempre l'Ave Maria, il Padre Nostro …quando era in mezzo alle macerie, quando scappava nella città rasa al suolo e quando i fascisti picchiavano gli oppositori.

 Allora io avevo capito che lei credeva molto alla religione “cristiana cattolica”.

 Le domandavo chi era Dio secondo lei, o Gesù, lei rispondeva come tutti rispondono.

 Poi, lei ha domandato a me la stessa cosa e avevo già la risposta pronta, è una risposta strana, mi vergogno anche ora a dirlo: pur essendo una occidentale, io credo al Dio Javeh, sono ebrea dal 2015, anche se non mi sono battezzata. Gli ebrei sono scappati dalla Palestina, sono andati in Egitto e ci sono stati per 700 anni, hanno attraversato il deserto del Sinai e Mosè ha fatto le leggi. In quel periodo sono stati gli antichi egizi a mandarli via.

 Gli ebrei pregano allo stesso modo di un tempo! Ai tempi della nonna gli ebrei erano nei campi di sterminio, i bambini pregavano stringendo le bambole, facendo la fila per essere fucilati guardavano il cielo, anche se erano nelle camere a gas. Le mamme cantavano loro una ninnananna che uso anche io per dormire.

 La nonna, del mio racconto, non era dispiaciuta! Poi mi chiedeva di raccontare ancora i miei pensieri. Lei sorrideva.

 Gli ebrei hanno delle regole.

Quelle che mi attraggono sono: aiutare la vedova, aiutare il vedovo,aiutare l’orfano,aiutare il malato e ogni domenica riunirsi al tavolo, darsi le mani come in un girotondo e pregare davanti alla candela.

Gli ebrei ogni sera fanno come i cristiani cattolici, ma senza rosario, crocefisso, ma preghiere già inventate, vengono dal cuore.Fa niente se mangio carne di cavallo, di maiale e di agnello, attenzione a non far diventare la credenza un oppio!

 Gli ebrei hanno sete di sapere. Studiano non solo la Torah, ma anche le normali materie scolastiche, tutto quello che li circonda e che li incuriosisce, l’anima deve essere eternamente colta e non si deve fare ingannare.

  Non studio perché lo dice la religione, perché devo essere colta, anzi … devo essere colta!

Mi attrae la festa dei profumi:mettere in un forziere i profumi, ballare in girotondo attorno al fuoco e poi spruzzarseli per far sentire la sicurezza che arriva da Javeh.

 La cerimonia più bella è il matrimonio, gli ebrei lo fanno da maggiorenni, come i cristiani, ma si fa dove si vuole: dei chierichetti in sudario bianco, sollevano un telo quadrato con gli angoli legati a quattro pali, sotto il telo c’è il rabbino e gli sposi vestiti come i cristiani. Dopo la dichiarazione: escono dal telo e gli invitati lanciano fiori, petali di rose e le erbe mediche.

 Ma c’è un rito ancora più bello: il muro del pianto. A Gerusalemme c’è questo muro, un tempo era fatto di mattoni dorati, altri azzurri e altri ancora sono bianchi; ancora oggi, gli ebrei che sono in crisi o che sono felici o che hanno troppe emozioni scrivono su dei bigliettini quello che provano,o li piegano, li infilano nelle fessure e piangono abbracciando il muro, ma molti fanno a meno di compiere il processo dei bigliettini. Il muro è di quei colori perché gli ebrei credono che il cielo sia così.

Quando la nonna è morta, in camera mia mi sono appoggiata al muro, con il telefono ho acceso quella ninnananna di cui ho già parlato e di cui so il titolo: “Oyfn pripethsik”, e … ho pianto. A cena guardavo il posto vuoto, con un piccolo sorriso e con le ultime lacrime scese pensavo: “La nonna è andata su quelle sfumature, il cielo!”

 Laura Hamiti, 1AG (Vobarno)

 

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